Le capacità non bastano: serve uno strumento adatto allo scopo
Quando uno studio legale valuta una soluzione di IA, la prima domanda è quasi sempre la stessa: che cosa sa fare?
È una domanda comprensibile, ma incompleta.
Uno strumento che, in teoria, è capace di fare qualsiasi cosa, nella pratica serve a ben poco finché qualcuno non lo adatta al lavoro reale dello studio. Un sistema potente, lasciato allo stato grezzo, il primo giorno è di scarsa utilità tanto per un fiscalista quanto per un avvocato che si occupa di contenzioso, perché non conosce ancora il loro modo di lavorare.
Essere davvero adatto allo scopo, in altre parole, non è una caratteristica che si trova in una scheda comparativa. Il collegamento tra ciò che uno strumento è in grado di fare e ciò di cui quello specifico studio ha realmente bisogno deve essere costruito.
È un lavoro.
E le domande che determinano se un sistema di IA riuscirà davvero a trovare posto nello studio non riguardano tanto le sue funzionalità, quanto questo lavoro: chi lo svolge, dove e quando.
L'ingegnere legale è il lavoro che crea l'adattamento
È proprio questo il ruolo del “Legal Engineering”: trasformare un sistema generico in uno strumento costruito intorno a uno studio legale.
Prompt che riflettono il modo in cui un determinato team affronta una determinata attività.
Workflow che collegano le varie fasi di lavoro in un processo coerente e ripetibile.
Griglie di analisi utilizzate sistematicamente dal gruppo.
Assistenti che incorporano le posizioni dello studio, il suo linguaggio e il suo stile redazionale.
Basi di conoscenza costruite sui documenti dello studio, non su informazioni generiche.
È questa la differenza tra uno strumento semplicemente potente e uno strumento che comprende davvero come lavora quello studio, quella pratica e quel team.
Le capacità si acquistano.
La comprensione, invece, va costruita.
La trappola dell'implementazione una tantum
La tentazione è considerare questo lavoro come una semplice fase iniziale.
Si raccolgono i requisiti, si configura la piattaforma, la si consegna e il progetto viene considerato concluso.
È la stessa trappola di cui abbiamo parlato nel precedente articolo a proposito dell'implementazione: cambiano le parole, ma l'errore è identico.
Si continua a pensare che l'adattamento sia un evento, anziché un processo continuo.
Uno strumento configurato una sola volta rispecchia lo studio così come appariva il giorno in cui è stato progettato.
Ma lo studio cambia.
Le sue posizioni evolvono.
Arrivano nuove tipologie di pratiche.
Solo lavorando emergono esigenze che nessuno aveva previsto.
E, nel frattempo, anche la tecnologia continua a evolversi, rendendo possibili soluzioni che all'inizio non erano nemmeno immaginabili.
Un adattamento fissato all'inizio non rimane tale.
Con il tempo perde efficacia.
I requisiti emergono lavorando
È probabilmente questo l'aspetto che più spesso viene sottovalutato.
I requisiti che rendono davvero utile il Legal Engineering non possono essere definiti completamente in anticipo.
Uno studio scopre di cosa ha bisogno soltanto utilizzando lo strumento su pratiche reali, sotto le normali pressioni del lavoro quotidiano, osservando dove si creano attriti o inefficienze.
Raramente il workflow più utile è quello individuato durante il workshop iniziale.
Molto più spesso nasce qualche mese dopo, quando qualcuno si accorge di aver svolto manualmente la stessa revisione per la decima volta e capisce che potrebbe essere automatizzata.
Sono esigenze che non emergono durante le interviste preliminari.
Emergono lavorando.
Ed è proprio per questo che anche il lavoro di engineering deve essere presente dove il lavoro si svolge davvero.
Il significato più concreto dell’implementazione proattiva
È qui che il termine forward deployment (implementazione proattiva) smette di essere una semplice metafora.
Quando il Legal Engineering è fatto bene, rappresenta la forma più concreta di forward deployment applicata all'IA legale.
"In prima linea", perché il lavoro deve svolgersi all'interno della pratica quotidiana, accanto agli avvocati che seguono casi reali.
Il giudizio professionale deve essere presente nel momento in cui si costruisce la soluzione, non tradotto in un documento di requisiti da interpretare a distanza.
Uno strumento legale non può essere adattato davvero da chi non svolge quel lavoro o non lavora a stretto contatto con chi lo svolge.
Ma è anche un lavoro continuo.
L'adattamento non raggiunge mai uno stato definitivo.
Si perfeziona mentre lo studio evolve.
Mentre cambiano le posizioni dello studio.
Mentre i modelli di IA aprono nuove possibilità.
Il compito del Legal Engineer non è configurare uno strumento e passare oltre.
È mantenerlo costantemente allineato a un contesto che continua a cambiare.
Ed è anche il motivo per cui chi svolge questo lavoro possiede spesso una formazione giuridica e mantiene un rapporto diretto con il cliente.
Non è un dettaglio.
Non si può adattare ciò che non si comprende.
Non lo si può fare a distanza.
E certamente non lo si può fare una volta sola.
Il Legal Engineering è tanto lavoro giuridico quanto lavoro tecnico.
Ed è tanto continuo quanto iniziale. In altre parole, deve essere svolto in prima linea, oppure non è davvero Legal Engineering.
In prima linea, ogni giorno
Nel primo articolo di questa serie ci siamo chiesti se uno strumento venga davvero utilizzato.
Qui la domanda è diversa.
Lo strumento è davvero adatto al lavoro dello studio?
E continua ad esserlo mentre quello stesso lavoro cambia?
Dietro questa domanda se ne nasconde una ancora più importante.
Quando gli strumenti continuano ad adattarsi, anche lo studio cambia.
Il suo modo di lavorare evolve settimana dopo settimana, seguendo i cambiamenti della tecnologia e del mercato. È così che uno studio riesce a restare al passo invece di rincorrere il cambiamento.
Alla fine, il Legal Engineering continuo svolge anche un'altra funzione.
Accompagna la trasformazione dello studio.
Non attraverso un grande progetto di cambiamento, ma grazie a tanti piccoli miglioramenti quotidiani.
Resta però un'ultima domanda.
Come si fa a rendere questo cambiamento duraturo, anche quando cambiano le persone che lo hanno avviato?
È il tema dell'ultimo articolo di questa serie.
La differenza, in fondo, è tutta qui.
Uno strumento progettato una sola volta era adatto allo scopo il primo giorno.
Uno strumento costruito in prima linea e continuamente aggiornato continua invece a essere adatto allo scopo anche quando lo scopo cambia.
Ed è questo il tipo di studio che riesce a rimanere rilevante, mentre tutto ciò che gli sta intorno continua ad evolversi.